venerdì 8 marzo 2013

Complessissime tristezze

Ceramiche for a better life: why plain white dishes?

Suona tetro e del tutto edgarallanpoe, ma qua non posso negare che tante volte, vedendo persone tristi per la strada, io non sia contento. Non sono un mostro, non sono un depresso. Il fatto è che, come mi è appena capitato tornando a casa, vedo un tipo che cammina a testa china tutto immerso nei suoi pensieri e in chissà quale speranza, allora io vedo che la gente sente, la gente se la rimugina, e non mi butto giù a mia volta.
Nel senso, mi è capitato di essere triste come quasi mai in mezzo ad una pleura di persone scintillanti, effervescenti, in mezzo a ballerini super-sorriso. Di contro, oltre a questi soggetti verniciati d’oro, vedo costantemente persone che vanno girando di picco in picco: certe volte sono terrorizzate, altre sono come mille riccardo cuor di leone; un giorno sono arlecchino e invece quello dopo vanno a palla in paranoia. Io adoro questi sbalzi, li adoro proprio.
Quelli sempre costanti mi ostacolano, questo è certo.
Per esempio quel tipo che ho incontrato poco fa, quello che ho menzionato qui sopra, io lo vedo sempre in mezzo alla gente a fare l’anfitrione di qualunque cosa e di chiunque e quando proprio attimi fa l’ho incrociato con quella faccia sempre allegra ora grigia e pia, allora mi ha fatto piacere, perché a dire la verità la sua faccia sempre allegra mi aveva stancato. Mi chiedevo quanto fosse finto e se capisse qualcosa. Ora è meglio. Ora mi dico che sì è finto ma è a fin di bene e anche lui sguazza in qualche istante di solitudine e ci sta, e va pensando a chissà cosa. Quindi qualcosa capisce per forza.
Come diceva il “mio” caro Sottsass, io sono naturalmente amico degli emarginati, degli insicuri, dei deboli, degli imperfetti. Sì, sì l’imperfezione è fantastica. A me fa molto da ago di bilancia nel valutare persone e situazioni. Se vedo la perfezione, o l’ansia di presentarmela, cosa ci posso fare, vado in blocco, e storco il naso, e vado sul sospetto, e quando ci vado addio perché la mia mente viaggia sempre veloce e lontano
La costanza è illusione.
Swallow the pill down, and let me see your tongue then!
L’imperfezione è un patchwork fantastico. Millecolori, technicolor, vistavision. Ma questo già lo sappiamo, anche se non dovremmo mancare di ripetercelo. A ruota, anche.
Ora per esempio guarderò con un altro occhio quell’omone che sa essere anche triste, e riderò di più alle sue battute, magari anche se le considero un po’ sceme, perché se anche non sincere, ora posso anche sapere che nascono però dalla sincerità di voler nascondere una sensibilità esistente, una sensibilità che parla, che gli parla, anche se non parla col mondo. Non è necessario che lo faccia.
La debolezza ha tutto il diritto di rimanere segretata, di essere vissuta solo da chi ce l’ha.
Per questo non sono un mostro nell’essere contento nel vedere la gente triste. E mica rido delle disgrazie, non conosco le storie di tutti i tristi che vado incontrando e quindi non c’è niente di personale. Sto là ad essere contento di vederli sentire qualcosa, che questi camminano e stanno a testa bassa ad ascoltarsi i pensieri, di questo sono contento, non conosco i fatti che li determinano, guardo solo la maschera che li esprimono.
Qua stanno sempre tutti a luccicare, sbevicchiare roba col red bull dentro e comprarsi hogan, quindi io mi appello alle piccole cose della vita. Sì, mi appello anche alle generalizzazioni, perché so riconoscerle e scelgo quando farne uso.
La sofferenza intesa come sentimento genera un sacco di bellezza, perché presuppone che uno si scavi dentro, per sopportarla, per elaborarla, per accantonarla: questo percorso interiore porta all’evoluzione.
Eppure viene sempre sopita, come fosse aliena, fa paura a tutto il mondo.
Siamo un insieme di sensazioni, non di pose.
Tu ridi e ridi e ridi.
Io guardo la gente triste e certe volte sono contento.
Scattati una foto, scattatela. Flash!
This is my face as it appears today
E poi prova la vodka per quello che è, senza red bull.
Il gin senza la tonica, il whiskey senza coca-cola.
Il mondo senza sorrisi è proprio da provare.

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