Non ho per niente voglia di fare grossi discorsoni
sull’identità umana: l’uomo non è altro che carta bianca, non ha specifiche, è
tutto da costruire. Di per sé, senza impegno, l’essere umano secondo me non
vale proprio niente. Ripeto dunque qua la mia convinzione (che va in contrasto
con quello che di solito si sente dire in giro): sono certo che non devo essere me stesso a
tutti i costi, e aggiungo pure che io non ho avuto mai voglia di partire alla mia ricerca, proprio per niente. Non ho
mai capito coscientemente, ma di sicuro ho
sentito che per me quella roba, quel tanto essere sé stessi, era una grande
bufala, sicuramente un punto a favore dell’ignoranza e a sfavore dell’evoluzione
personale.
Potrei infatti anche adagiarmi su quel tipo di concetto , stare lì
a ripetermi che vivrei in armonia soltanto se arriverò un giorno a conoscermi
fino in fondo e ad essere me stesso (che
espressione idiota), ma non ce la faccio proprio, perché sono convinto
esattamente del contrario. E’ facile dirsi che comunque vada ognuno di noi vale,
è unico, è straordinario. Invece questo non è vero per niente. Tante volte, in
certi casi, se fossi me stesso, sarei proprio uno schifoso verme, e conosco una
marea di persone che lo sarebbero, o addirittura lo sono, alla stessa maniera.
Essere sé stessi è spesso solo una giustificazione, questo è quello che
intendo.
Viceversa, provare ad essere quello che io voglio essere, riempirmi di
tutto ciò che amo, e non che necessariamente mi rappresenta, è per me la vera
via al benessere, sto proprio meglio. Sì, d’accordo, i puristi antropofili storceranno
il naso e sbatteranno in prima pagina quella solfa che tutto il mondo è un
palcoscenico e noi siamo gli attori che lo calcano e tutte quelle metaforacce
lì, ma per me non valgono niente. Io mi sono accorto di essere un burattino
soltanto quando decido di non esserlo. Mi sono accorto di essere un burattino
quando mi sforzo con tutte le forze di non esserlo. A chi e che cosa sto
donando tutto quell’impegno? Sicuramente non a me e non alla vita, perché in
giro c’è di meglio da fare. C’è da creare, c’è da sognare, c’è da correre, e
tutti quegli altri concetti demagogici a dirli ma geniali a farli.
Devo proprio trovare una scusa per provare ad essere chi mi
piacerebbe essere.
Quello sì che richiede vero impegno. Come dicevo sopra,
nasciamo che siamo carta bianca e quel “nostro vero io” che andiamo tanto
cercando e rincorriamo non è altro che una chimera, un’utopia, un qualcosa di
brutto e insignificante. Quello che siamo veramente è istinto animale, e
l’istinto animale non è unico, non è straordinario, non è prezioso, perché
l’istinto animale ce l’hanno tutti, compresi i cani, e quelli hanno bisogno di
uno che raccolga le loro cagate dal marciapiede.
Ho deciso di responsabilizzarmi. Tanti si responsabilizzano
a livello politico, sociale, economico, familiare, civico. Altri non lo fanno
in nessuno di questi campi. Io ho deciso di proclamarmi diretto responsabile anche
e soprattutto di quello che mi accadrà, di quello che riuscirò a costruire, sia
esso tangibile o no. Io sono il diretto responsabile della mia persona.
Non sarò mai fino in fondo quello che sono, perché voglio
mettermi lì a provare di essere migliore.
Voglio costruirmi migliore. Mi
prendo, mi destabilizzo, faccio regnare il caos, mi perdo.
Ho visto posti incredibili imboccando strade a caso,
incontrato gente fantastica entrando in appartamenti sconosciuti. A casa mia
invece quando entro ci sto sempre io, e non è che sia questa grande gioia. La
strada che faccio da casa a lavoro, poi, soltanto quando c’è la neve mi lascia
un po’ sorpreso.
Non sarò me stesso, sarò uno che proverà ad essere quello
che gli piace essere.
Non ho attenuanti, perché se non ci provassi nemmeno ci
sarebbe il rischio di diventare una persona di merda, una di quelle che mettono
le corna e poi vanno dalla moglie fedele a piangere, chiedendole di essere meno
straordinaria.
“Cara, ti prego, perché devi essere tanto fantastica?” –
potrei dire.
E lei potrebbe rispondermi a buon diritto che deve essere
tanto fantastica per bilanciare il fatto che io sia invece una merda colossale.
Una sorta di feng-shui, insomma. Equilibri geopolitici.
Mi piacerebbe essere dalla parte giusta, in questi equilibri.

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