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mercoledì 5 febbraio 2014
domenica 29 dicembre 2013
venerdì 26 luglio 2013
Credi che il mondo possa anche non essere un network?
L’eco del bosco, il richiamo della foresta, il silenzio
delle foglie, lo sguardo della tigre rimandano a tutto un immaginario fantastico,
ma molto eremitico, un aggettivo che nell’attuale era dei network virtuali ha
sicuramente acquisito un’accezione negativa. La sovrainformazione è sempre
stata un mio cruccio. Da piccolo, avevo appena imparato a leggere, mi lamentavo
con i miei genitori per il fatto di non poter evitare di farlo. Il fatto di
essere costretto a leggere tutto mi mandava fuori di testa: cartelli stradali,
manifesti pubblicitari, insegne di imprese, volantini, strilloni dei giornali. Fu
l’epoca in cui non mi fu più permesso di guardare come una volta, e credo me ne
rendessi già conto. L’immaginazione lasciò troppo spazio all’informazione, a
cominciare dalle sciocchezze: invece di fantasticare sul nome strambo di una
data cittadina e sull’aspetto delle sue strade, dovetti per forza acquisire il
fatto che quella cittadina stava ad appena quattro chilometri dalla mia, e che
anche lei aveva una sagra, un barbiere e un ospedale. Insomma, scomparvero i
draghi, gli arcieri che abitavano i suoi palazzi medievali e i tamburi ogni
sera. A ripensarci, non fu proprio una sciocchezza.
Più in grande ma come allora, la sovrainformazione temo stia
uccidendo grosse parti di me. Questo mi dà molto fastidio. La facilità con la
quale possiamo esprimere un pensiero su facebook o goderci cento immagini
proposteci da altrettante persone comincia ad essere fuorviante. Non credo per
niente che la vicinanza che uno sente verso una persona dall’altra parte del
mondo nello scrivergli una mail e mandargli una propria foto ogni mese sia
davvero vicinanza. Credo piuttosto che si tratti di illusione, e cioè del
sentimento più facile che uno possa provare. Meglio ancora, ho l’impressione
che canali come i social network abbiano tanto successo perché propongono una facilitazione
dei sentimenti e della nostra espressività: il “mi piace” ci dà l’impressione
di aver espresso un’opinione; la fotografia ad una colazione ci fa credere di
aver creato; lo scrivere “wow, ora tutti al mare spiaggia aspettaci” ci
convince di passare una grande fantastica giornata. Tramite queste cose ci
sfoghiamo ma il dubbio è questo: se non li avessimo, saremmo in grado di
sfogarci meglio, cioè qualitativamente meglio?
Esprimeremo un’opinione con almeno dieci parole, fotograferemo qualcosa che non
sia cibo o piedi vestiti di scarpe, ci ingegneremo per passare davvero una
grande fantastica giornata? Io sono propenso a rispondere di sì.
Il discorso dell’eremita si lega a questo: se da una parte l’estremo
è la vita social, dall’altra si
rischia, per fuggire da tweet, status, filtri fotografici e wiki, di doversi
rifugiare su una casetta montana, in mezzo alle capre selvatiche e agli
stambecchi, rischiando di diventare animali pure noi. Pazzi, insomma.
L’unica cosa che mi sento di fare è di scaricare il minimo
di applicazioni, avere meno account possibili e leggere soltanto le recensioni
indispensabili: può darsi che liberando un po’ di spazio nella testa qualcosa
di buono esce fuori.
Magari riesco pure ad evitare di leggere qualche cartello.
Magari anche questa è illusione.
lunedì 24 giugno 2013
venerdì 21 giugno 2013
Insospettabili fardelli
![]() |
| Che cosa c'è lì fuori, ragazzo? |
Le vittime
sono del tutto le figure più pericolose per chi sta loro intorno, certe volte.
Inutile dirlo, la debolezza è la causa di molte sciagure,
sia personali che del tutto globali e internazionali. Lasciando stare tutti
quei discorsi da history channel sulle debolezze dei dittatori, dei maniaci,
dei vari capi di stato in qualsiasi modo corrotti, mi premeva qui affrontare la
debolezza delle persone che incontriamo tutti i giorni, quella debolezza che
crea insicurezza e quindi porta a mettersi sulla difensiva, in qualunque
momento e con qualunque persona, e quando uno sta sulla difensiva vede tutto in
maniera distorta ed è difficile averci a che fare, perché sta sempre con le fauci
spalancate. Queste persone non sono sé stesse, perché sono strette da paure, e
viaggiano su di un altro livello, dove non contano poi molto i valori che
abbiamo tutti, quanto piuttosto la propria sopravvivenza. E sappiamo che quando
entra in gioco l’istinto di sopravvivenza, l’uomo non guarda più in faccia
nessuno, magari senza rendersene conto.
Non si può dire A perché si tramuta in A-TTACCO; non si può
dire B perché diventa B-ASTARDO, e così via per tutto l’alfabeto. Non c’è
dialogo, perché nella loro testa c’è la giungla, e non un tavolo di diplomazia.
Le vie d’uscita sono poche, chi vi sta davanti ha subito una
spersonalizzazione. Se andate avanti con le buone, allora non potrete che
essere accomodanti; se andate avanti anche con le cattive, risulterete alla
stregua di hitler; se andate avanti con le giuste, vi presenterete come
stizziti, nervosi, puntigliosi: diavolo, fidatevi, è dura uscirne!
Il fine ultimo, il vostro fine ultimo, è di riuscire ad
assumere una certa portanza stoica, un atteggiamento filosofico che possa
portarvi fuori da certe dinamiche di basso profilo, e quindi cullarvi per
essere riusciti a farlo. Molto spesso vi ricapiterà, vi ricapiterà di
imbestialirvi come tori da corrida, ma poi sarete così bravi da ripetervi
all’infinito l’espressione vivi e lascia
vivere (o meglio, secondo il vostro punto di vista, vivi e lascia morire), e tutto il vostro bollore svanirà.
Il loro fine ultimo è questo: vivere in santa morbosità con
sé stessi, scevri da ogni contatto col mondo reale, liberi di non confrontarsi
mai con nessuno, convinti che non abbiano niente che non va.
Non risulteranno innocui, né a loro stessi né a chi sta loro
vicino, ma è anche giusto che la gente viva il proprio incantesimo, qualunque
esso sia.
mercoledì 12 giugno 2013
Regalare un buon augurio
Se non mi comportassi bene e soprattutto credessi nella
superstizione, saprei che di colpo potrebbe sopraggiungere sulla mia testa una
piccola o grande sventura, una punizione, un castigo che andrebbe ad
equilibrare i torti che eventualmente io avrei fatto al mondo. Se per esempio
un giorno mi svegliassi e andassi a fare una rapina in banca per pagarmi una
vacanza, saprei che dal quel momento, compiuto l’atto, io sarò diventato
perseguibile di condanna, di una punizione, appunto. Alla stessa maniera,
andando a parlare di moralità e giustizia in senso più universale, potrei
sentire una certa aria di tempesta anche nel caso prendessi e cominciassi a
sparlare di tutto, a fare lo stronzo, ad odiare per semplice frustrazione. Lì
il detto “chi la fa l’aspetti” magari mi rimbomberebbe dentro la testa come una voce
divina e tremerei di paura e mi guarderei le spalle e dormirei a malapena.
Insomma, se faccio qualcosa di male, non ho scampo: o mi cercano i poliziotti o
mi cercano la coscienza e la paura.
Sarà che nella nostra cultura idolatriamo obbligatoriamente
brutti concetti come sacrificio, punizione e dolore, ma la storia è intrisa di
episodi in cui uno viene sommerso dalla sventura, mentre ne presenta molti meno
di quelli in cui un buon samaritano che tanto bene ha fatto in vita sua viene
ripagato con la stessa moneta. Se vai a leggere mille storie vedi che se ti
comporti bene allora tutto resta normale, altrimenti deragli e allora eccola là
puntuale la punizione. Insomma, bene che vada, non succede niente.
Questa sera invece ho voluto sperimentare un cambio di
rotta. Ho voluto regalare un buon augurio a me e ad una persona inconsapevole
di questo. Non ho fatto cattive azioni e quindi non dovrei essere martoriato.
Ho fatto invece un grande gesto di coraggio, questo devo riconoscermelo. Non
posso dirvi cosa ho fatto nello
specifico, ma posso assicurarvi, se volete credermi, che mi ci sono volute
entrambe le palle, mi ci sono voluti i muscoli, mi ci sono voluti mille nobili
valori, mi ci è voluta tutta la forza fisica e mentale, mi ci è voluta tutta la
luce che ho nel corpo, mi ci è voluto il cuore, rotto, ma pulsante e pronto al
futuro. E tutto questo l’ho fatto per me e per quest’altra persona
inconsapevole. Ne sono uscito luccicante, sorridente, felice. Salto.
Ho preso tutto me stesso e ho regalato un buon augurio e
questo vale di sicuro qualcosa.
Poi potrà anche succedere di tutto, ma il futuro dovrà per
forza di cose somigliarmi un po’ di più.
E’ un delirio che possa non essere così.
Ciao, mi dispiace di essere criptico, ma sono pieno di
pensieri.
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venerdì 31 maggio 2013
martedì 28 maggio 2013
Warmth
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mercoledì 22 maggio 2013
martedì 21 maggio 2013
martedì 16 aprile 2013
Rise a wall(paper) for all your dirty secrets
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| Check it up, check it up, check it up, check it up, check it up. You should had checked it up, girl... |
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| Oh, if you only know what there is inside my head... |
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| This is your power to see things differently |
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